Amare così è stato il primissimo brano che io e Matteo abbiamo scritto insieme. Sono passati cinque anni: un trasloco e tre figli fa. Una misura del tempo piuttosto precisa, per chi conosce gli scatoloni e il sonno dei genitori.
La conversione era ancora fresca. Spingeva sangue puro e ossigeno al cuore e alla mente. Avevo la sensazione che la vita avesse ripreso a circolare anche in punti che credevo ormai sistemati, definiti, conosciuti. Le cose di sempre potevano dire qualcosa di nuovo. E noi avevamo voglia di cantarlo.
Quella prima canzone è nata dentro questa spinta. L'amore di Cristo ci aveva raggiunti e adesso chiedeva spazio nelle parole, nella musica, nel modo di guardare fuori dalla finestra.
Cinque anni dopo riconosco in quella prima scrittura una direzione che avrebbe accompagnato Qoelet: cercare, dentro la vita comune, i segni di un amore più grande della nostra capacità di immaginarlo.
Dentro quel «così» c'è l'amore di Cristo, la sua libertà di raggiungere una persona fino al punto in cui lei stessa fatica a riconoscere il proprio valore. Di vedere qualcuno dove gli altri vedono soltanto uno dei tanti. Di farsi vicino e restare.
È un amore che chiamo impossibile perché, quando provo a misurarlo con le mie forze, la misura finisce molto prima di lui. Io ho energie, pazienza e generosità disponibili in quantità variabili. Basta una giornata complicata per aggiornare l'inventario.
Eppure questo amore esiste. È ciò che la conversione mi aveva fatto incontrare: una possibilità reale, entrata nella mia vita prima che sapessi darle una forma adeguata. Scrivere quella canzone era già un modo di farle posto.
Amare così nasce dalla sorpresa che un amore tanto grande possa arrivare proprio fino a noi.
Fino agli ultimi, alle persone delle periferie. A chi lavora, cresce una famiglia, attraversa giorni che difficilmente diventeranno una notizia. A quelli come noi, che il centro della scena lo guardano spesso da una certa distanza.
Da lì si può fare musica, pensare, costruire qualcosa di bello. La periferia ha voci che meritano ascolto. La speranza cristiana mi fa guardare quelle vite con la certezza che possano essere raggiunte interamente dall'amore di Dio.
Penso a un faro. La sua luce arriva fino a chi si trova lontano. Offre una direzione anche prima di riuscire a distinguere l'approdo. L'amore raccontato da Amare così ha questa forza: permette di alzare lo sguardo dal pezzo di strada che abbiamo davanti e accorgersi che c'è ancora un orizzonte.
Per dare un volto a questa speranza, nel videoclip abbiamo avuto con noi Walter Peraro.
Walter è un attore e un interprete di rara levatura intellettuale della scena veronese. Con la voce ha attraversato teatro, doppiaggio e insegnamento: ha scritto manuali di dizione per Dino Audino e ha portato in teatro l'intero Inferno di Dante, letto senza interruzioni. In lui riconosco una cultura che passa dal respiro e dalla presenza. È questa profondità che dà corpo al nostro Qoelet contemporaneo: un uomo che porta addosso la vita e continua a interrogare il cielo.
E alla fine lo abbiamo fatto volare.
Nel cielo, in giacca e cravatta.
La giacca e la cravatta sono importanti. Portano lassù qualcosa di familiare: l'abito di un uomo che potremmo incontrare per strada, in un ufficio, fuori da una stazione. Il cielo si apre e lui ci entra vestito così. Con una certa eleganza, bisogna riconoscerlo.
In quell'immagine c'è il nostro Qoelet. L'uomo delle domande, delle giornate ordinarie, delle periferie, che scopre di poter essere sollevato. La speranza prende un corpo. Per un momento possiamo guardarla accadere.
Mi piace che il volo arrivi proprio lì, alla fine della canzone. Come se tutta quella musica potesse trovare, in un gesto solo, lo spazio di cui aveva bisogno. L'amore impossibile di Cristo apre una possibilità anche per l'uomo in giacca e cravatta. Anche per noi.
Sono passati cinque anni. In mezzo ci sono una casa diversa, tre figli e la vita che ha continuato a crescere. Quella prima canzone tiene insieme il punto da cui siamo partiti e una domanda che mi riguarda ancora: quanto spazio sono disposto a lasciare a un amore così?
La risposta continua a prendere forma, insieme alla musica e ai giorni.
Intanto Walter è lassù. In giacca e cravatta.
E da questa periferia il cielo sembra molto vicino.


